Generazione Z: politica e falsi miti ai tempi del coronavirus

3 Aprile 2020

Hello next gen! Ad un mese dal suo lancio, ecco sfornati i primi importanti risultati dal nostro Next Gen Lab sulla Generazione Z e il coronavirus. Per chi ancora non lo sapesse, il Next Gen Lab è il nostro osservatorio permanente, una sorta di occhio di Sauron sempre vigile sulle nuove generazioni, che fornisce:

  • Un’importantissima fonte di dati utili per offrire ai clienti idee basate su insight in tempo reale;
  • Strumenti agili per ricerche di mercato;
  • La concreta possibilità di testare strategie di prodotto e idee di comunicazione.

Generazione Z e coronavirus: il survey

Qual è il pensiero delle nuove generazioni rispetto all’emergenza sanitaria che sta attraversando il paese? Come percepiscono la politica in questa situazione di crisi? Sono queste le domande a cui abbiamo cercato di dare risposta attraverso il survey lanciato dal nostro Lab. Più specificatamente:

  • Il survey è stato lanciato il 14 e il 15 marzo;
  • Gli intervistati sono stati contattati sui canali social, dentro le community che frequentano adottando un linguaggio e contenuti consoni al loro stile e tono di voce;
  • Hanno risposto 6.553 utenti di età compresa tra 13 e 35 anni.

Numeri considerevoli e, onestamente, oltre le aspettative–senza considerare la quantità dei questionari completi (66%), nonostante la durata di completamento media di 7 minuti. Queste numeriche dimostrano già nel loro aspetto quantitativo una tendenza caratteristica delle nuove generazioni: l’interesse attivo e partecipativo a ciò che li circonda. A riprova di queste parole, basti pensare alla loro spiccata sensibilità (e non siamo noi a dirlo) a concetti come il gender, l’affermazione di sé come individui e comunità, l’innata sensibilità alle tematiche ambientali e la consapevolezza che le risorse della Terra non sono infinite.

Generazione Z e politica

E la politica?

Indifferenti, menefreghisti, disinteressati: così sono stati definiti, spesso e volentieri, i giovani in queste settimane di emergenza. Ma si sa, è sempre fin troppo facile fare di tutta l’erba un fascio soprattutto in una circostanza in cui, forse, i messaggi sono stati un po’ contraddittori.

I numeri infatti sottolineano quanto i giovani abbiano posizioni ben chiare sia in merito all’operato del governo–oltre l’80% degli intervistati dà un giudizio positivo–sia all’operato delle opposizioni politiche, ritenute irresponsabili da metà dei giovani intervistati.
Ma non vogliamo anticipare niente né pontificare sul come e sul perché: quello che possiamo fare invece è analizzare dei numeri e provare a trarre delle conclusioni.

Percezione della pandemia da coronavirus

Dal punto di vista della percezione della pandemia gli intervistati si mostrano mediamente preoccupati (43%) con meno del 14% che invece si professa poco preoccupato. Non irrilevante neanche il dato di coloro che sono molto preoccupati: il 25% degli over e l’11% degli under.

Grafico Gen Z sulla percezione della pandemia da coronavirus

Stima dell’emergenza

E per quanto riguarda l’aver sottovalutato l’emergenza? In questo caso le risposte sono ben distribuite tra un 20% che ritiene di aver sottovalutato l’emergenza e un identico 20% che invece non lo ha fatto. Vogliamo ancora far di tutto l’erba un fascio? Dai.

Scuola

Al netto dei dati, persino i numeri relativi a cosa pesi di più tra i vincoli imposti dal governo raccontano di una generazione sensibile e consapevole che un sistema di valori importanti passa anche dalla formazione scolastica. Tra gli intervistati infatti pesa al 38% la chiusura di scuole e università. Ed è proprio la didattica uno degli argomenti che tiene maggiormente banco in queste ultime settimane. L’Italia infatti non si è fermata: in breve le scuole hanno riorganizzato l’attività formativa attraverso lezioni in video-conferenza. Forse mai come adesso i tempi sono maturi per cercare di evidenziare l’importanza di investire anche nella formazione scolastica.

Grafico Gen Z sui mezzi d'informazione durante coronavirus

Inoltre, alla domanda “Come passerò il tempo durante l’isolamento?” Il 64% degli intervistati ha risposto “Studio”. Un numero decisamente rilevante che sottolinea quanto la Gen Z sia, forse, più matura di quanto gli adulti non credano.

Mezzi d’informazione per il coronavirus

Ma non è tutto: se avessimo dovuto scommettere sul mezzo d’informazione utilizzato per seguire gli sviluppi dell’emergenza del coronavirus probabilmente avremmo perso miseramente. Per quanto le nuove generazioni siano “native digitali” ci sorprende quanto in realtà sia la televisione il mezzo più utilizzato e subito dopo, ma non così subito, i social, con uno scarto rispetto alle testate giornalistiche online abbastanza irrisorio. Da native digitali quali sono, le nuove generazioni sono forse le più consapevoli dell’imperante quantità di fake news che navigano per i mari del web, quindi non è così impensabile che preferiscano fidarsi dello strumento televisivo, piuttosto che di una news da social.

Cimiciurri - Coronavirus 8

Giuseppe Conte

E in tutto questo Giuseppe Conte come si posiziona nel percepito dei giovani? A quanto pare il coronavirus “fa bene” (passateci il termine) solo a lui, che dall’inizio dell’epidemia da coronavirus ha visto crescere esponenzialmente il gradimento degli italiani nei suoi confronti. Come non citare il fantomatico profilo Instagram di @lebimbediconte, probabilmente mutuata dal fandom di @lebimbedililligruber, che annovera tra le sue fila il personaggio emblema delle nuove generazioni: Myss Keta (chi non ha visto il suo ultimo freestyle dedicato all’iniziativa #IoRestoACasa recuperi ASAP). Un sentiment che si conferma anche con i nostri numeri: l’operato di Conte risulta infatti buono o più per il 79% degli intervistati con maggiore soddisfazione degli under, contenti per l’80%, rispetto al 77% degli over.

Grafico Gen Z sulla percezione di Giuseppe Conte durante coronavirus

What’s next?

E quindi adesso?

In tutto questo caos, quello che ci viene da pensare è che forse il cosmo abbia le sue regole per ristabilire l’equilibrio, quando questo viene stravolto.

In una fase in cui la crisi climatica ha raggiunto livelli allarmanti, l’intero pianeta è costretto al lockdown. L’economia collassa, ma il livello d’inquinamento scende considerevolmente e la natura sembra riappropriarsi improvvisamente dei suoi spazi. Abbiamo letto tutti dei pesci tornati a nuotare nelle acque–adesso limpide–dei canali di Venezia e della ricomparsa delle lepri nei parchi milanesi, no?

In una fase storica in cui certe idee politiche discriminatorie riportano alla luce, senza neanche particolari sottintesi, un passato ignobile (roba che Giambattista Vico, con la sua teoria dei corsi e ricorsi storici si starebbe già sfregando le mani), arriva un’emergenza che ci fa sperimentare quanto in un attimo tutti possiamo diventare i discriminati. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e abbiamo il sangue blu.

In una fase fatta di socialità cybernetica, disinteresse ed egoismo, ecco che il virus ci manda un messaggio chiaro. L’unico modo per uscirne è riappropriarsi di un senso di reciprocità e comunità, il sentirsi parte di qualcosa più grande di cui prendersi cura.

È innegabile quanto l’emergenza abbia aperto una importante riflessione su quali sono gli impatti sui sistemi socio-economici che dovremo affrontare. In ogni caso è difficile fare previsioni senza scadere in discorsi politici che non ci competono. Quello che ci sentiamo di dire è: se dobbiamo riorganizzare la speranza, beh, perché non ripartire dalle nuove generazioni?

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