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Virtual influencer are here (to stay)

23 Giugno 2022

Addestrati a stare in ambienti sempre più digitali, sia per gli spazi che presidiano sia per le esperienze che offrono, i brand sanno di dover aggiornare continuamente i propri strumenti di comunicazione. Anche i consumatori cambiano perché si abituano sempre di più al linguaggio e alla grana del digitale, per questo non ci dovrebbe stupire che quella del virtual influencer è una scelta che tante aziende hanno già fatto propria nella strategia social.

Se pensi che influencer virtuale voglia dire non umano hai centrato il tema. È realtà: stiamo fotografando l’attualità, non prevedendo il futuro. Nessuna paura, scopriamo insieme di cosa si tratta e quali sono le opportunità che offre alla comunicazione di marca.

I nuovi profili social dei non umani

Come si chiamano questə influencer che non puoi incrociare per strada ma di cui puoi ricevere, nel tuo feed, i post dei loro outfit scattati per strada? Si chiamano virtual influencer o computer-generated intelligence influencer. Sono personaggi digitali creati usando la computer grafica, progettati per simulare qualità umane e una propria personalità, comprese stranezze e difetti realistici. Sì, in sostanza un virtual influencer è una persona immaginaria che assomiglia però ad un vera persona: ha un elevato numero di followers, collabora con brand, raccoglie fondi, sostiene cause sociali e per questo è in grado di influenzare le decisioni di altre persone.

Brand: innovatori, ma con le cinture allacciate

Collaborare con un virtual influencer è una scelta che permette al brand di essere percepito come innovatore. Quali mercati e settori si sono appropriati per primi di queste figure? Quella del virtual influencer è una scelta sempre più diffusa in Asia e in America e ha a che fare soprattutto con la moda e col mondo automotive (ciao Porsche)

Se da un lato lavorare con questə influencer dimostra l’audacia e la modernità del marchio, dall’altro garantisce una totale brand safety: i profili sono gestibili in tutto e per tutto, hanno di sicuro un passato senza scheletri nell’armadio, non incappano in gaffes perché sono pienamente controllabili da parte del brand. Inoltre non tradiscono le cause che sposano, dimostrandosi portatori di messaggi socialmente rilevanti e coerenti tra loro nel corso del tempo.

Dopo la teoria passiamo alla pratica: virtual influencer da conoscere

Altri pro di questi virtual influencer? Non pongono limiti alla creatività e all’immaginazione. Danno voce alla diversità dato che si possono allontanare dai canoni proponendo un modello alternativo alla bellezza stereotipata. Vediamo alcuni esempi:

  • KNOX FROST ha 21 anni, è di Atlanta e ha 652K follower. Ad aprile 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha collaborato con lui “to combact corona”, per promuovere le buone pratiche contro la diffusione del contagio.
  • @lilmiquela è seguita da 3 milioni di persone (+1: tu che hai letto questo articolo e ancora non la conoscevi!). Ha 19 anni, è di Los Angeles e la sua bio si apre con #BlackLivesMatter. Promuove brand come Calvin Klein accanto alla modella Bella Hadid.
  • Anche @noonoouri – che è una che “🌈🌍🌱✊🏾 #NeverBeSilent”, come recita la sua bio – collabora con brand come Moschino ed è rappresentata dall’agenzia di moda IMG Models.
  •  @nefele la prima virtual influencer italiana. Lo storytelling attorno al suo personaggio è costruito sui concetti di imperfezione e diversità. Sì, come puoi vedere ha la vitiligine e questo non è un problema.

Quante avventure può far vivere un solo personaggio?

Quella del virtual influencer è una figura che può stare su più mondi: nel metaverso, nei social, nei videogiochi. Supportatə da nuove applicazioni, come appunto il metaverso, questə figura creata per uno spazio può andare ad abitarne altri con totale flessibilità.

Se ti stai chiedendo quanto efficaci siano questə influencer, la risposta la dà la ricerca citata da HypeAuditor:

  • L’ER dei virtual influencer è tre volte più alto di quello degli influencer umani.
  • Il pubblico che più lə segue è quello femminile: si tratta di donne tra i 18 e i 34 anni (44,76%), seguite dalla fascia 13-17 anni (14.64%).
  • Il 16% dei virtual influencer ha avuto a che fare con progetti NFT.

Più le persone si abituano a personaggi digitali, più si fanno concrete le opportunità per le aziende di lavorarci insieme. Viviamo una compresenza pacifica reale-digitale e questo spaccato sul mondo dei virtual influencer ci dice che anche le figure digitali possono contribuire a creare insieme ad un brand impatti ed esternalità positive per l’intera comunità, oltre ad essere un fenomeno che ci permette di osservare da vicino nuove forme di estetica e di utilizzo della tecnologia.

 

 

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