Gen-Z e arte: verso l’infinito… e i Social Museum!

18 Maggio 2020

Musei e gallerie d’arte registrano milioni di visitatori, ogni anno, perché l’arte e il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme ed epoche, continuano a suscitare un forte interesse (parola di boomer!).
Ma, come proseguirebbe quest’ultimo, “i giovani non ci vanno abbastanza”. 
Certo, tra workshop e gite formative un salto lo fanno ogni tanto, ma poi non ci tornano.
Noi sappiamo bene che la Gen Z si trova più a proprio agio con i meme e le challenge, piuttosto che con le opere rinascimentali.
Ma, don’t worry, non tutto sembra perduto.
Se ti stai chiedendo come i musei possano divertire, coinvolgere e attrarre anche i più gggiovani, innovandosi ai tempi… beh siamo qui proprio per raccontartelo!

Tra un selfie e l’altro…


Sui concetti positivi dell’arte–dalla creatività al ragionamento critico–non abbiamo nulla da aggiungere (per quello c’è Sgarbi).
Se parliamo invece della “socialità”, del momento che denota l’arte e del come viene condivisa, allora qualcosa possiamo rivedere. La Next Gen va al museo con gli amici (durante una di quelle gite scolastiche che non puoi saltare!) stando ore a divertirsi a fare selfie insieme sui quadri (“Oh, Achille Lauro preciso” cit). Non è forse vero? 
Quindi ci vanno, come detto, ma forse non ci tornano.
Ecco perché è importante sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda, usando i loro canali e il loro linguaggio. Senza però, visto che parliamo di musei, dar luogo alla Mostra del Cringe!

Ciò si traduce nell’esigenza di sfruttare gli “spazi” di uno strumento che, tra un selfie e l’altro, denota sempre il sentiero verso una selva (non oscura, ma) digitale: i social. 
Questo perché, quelle poche volte che un Gen Z si trova davanti un’opera di Picasso, la Instagram Story tattica parte in automatico!

Social museum: libera l’artista che c’è in te


Un modo originale per dialogare con la Gen Z è l’uso di TikTok. Lo dimostrano alcuni casi noti nel settore.

  • Il MET di New York, tra i musei più conosciuti, è stato uno dei primi a sbarcare sul social, inaugurando una nuova forma d’arte Gen Z oriented. Un esempio? Il lancio della challenge #SaluteToClassics, dove gli utenti erano invitati a mostrare la loro imitazione di una scena artistica usando degli stickers
@charlie.sausagedog

What if #VanGogh was a dog? #salutetoclassics #petsoftiktok #dailyfluff #dogversion #foryou

♬ Fur Elise – Beethoven

Il forte richiamo alla Gen Z, nella campagna adottata dal MET volta proprio ad intercettare i giovani, è stato possibile proprio grazie alla scelta del canale. Sfruttando la dinamica della TikTok Challenge, il MET ha dato il via ad una produzione di contenuti artistici e ironici in grado di alimentare il buzz intorno alle opere e alle attività del museo stesso.

Che la chiave sia arte e ironia?

Altri esempi, più interessanti per il pubblico italiano, ci portano direttamente dentro la Galleria degli Uffizi di Firenze, dove l’arte viene raccontata a colpi di meme e challenge. Dalle auto-certificazioni, al taglio dei capelli o alle varie vicende vissute, e mancate, durante il periodo di lock-down. Insomma, quando l’arte incontra l’ironia parte subito il meme! Ed è un mix che funziona sempre, come ha dimostrato il successo della community (e del business 👀) “Se I Quadri Potessero Parlare”.

Cimiciurri - Social museum

Come la Maddalena di Tiziano che parla della mancanza del parrucchiere, con la Giuditta del pittore Cristofano Allori, che ha appena dato “una spuntatina” a Oloferne, oppure ancora i ritratti di Piero della Francesca dei due Duchi di Urbino, Federico da Montefeltro e Battista Sforza, che ironizzano sulle passeggiate insieme fuori casa, o altri contenuti a stile trap (pew pew pew).

Quando il social museum diventa l’arte che intrattiene

La possibilità di rendere non convenzionale qualcosa che invece lo è sempre stato–ci riferiamo alla classica “gita al museo”–rende l’arte molto più divertente ed ingaggiante da scoprire. 
Si innesca un processo, quasi di convincimento, per cui l’arte non solo non è noiosa, ma diventa una forma d’intrattenimento tutta da scoprire.
Grazie ai social possiamo rendere fruibile un’esperienza completa al visitatore.

Ogni canale, da Facebook a TikTok, rende possibili dinamiche diverse d’interazione con il pubblico.
Non vuoi venire in Galleria? Bam, veniamo noi da te con un tour virtuale, magari “memizzato”. 
Non ti piace questa opera? Bam, accetta la challenge e disegna la tua.
La forza di TikTok, più di Facebook e Instagram come canali, sta proprio nella sua capacità di abbattere ogni barriera e rendere potenzialmente virale ogni contenuto.

Se usato con discrezione (ripetiamo insieme: no cringe party, no cringe party!) il social museum può concretamente diventare uno strumento fondamentale per permettere ai gggiovani l’interazione con l’arte in tutte le sue forme.

BONUS: utente che imita quadri.

@lastmanstanleyRenaissance♬ Johannespassion, BWV 245: Herr, unser Herrscher – Enoch zu Guttenberg, Bach Collegium München & Chorgemeinschaft Neubeuern

 

Via Panzeri, 10
20123 Milano
02 36581412

Gen-Z e arte: verso l’infinito… e i Social Museum!

NEWSLETTER

Iscriviti alla newsletter per aggiornarti sullo scenario Next Gen e sulle novità di Cimiciurri

Via Panzeri, 10
20123 Milano
02 36581412

Gen-Z e arte: verso l’infinito… e i Social Museum!

NEWSLETTER

Iscriviti alla newsletter per aggiornarti sullo scenario Next Gen e sulle novità di Cimiciurri

Via Panzeri, 10
20123 Milano
02 36581412

NEWSLETTER

Iscriviti alla newsletter per aggiornarti sullo scenario Next Gen e sulle novità di Cimiciurri

© cimiciurri 2020 – Registro delle imprese di Milano | REA MI – 1761896 | Capitale Sociale € 10.000 i.v. | Iscrizione CCIAA Milano 04629110968 | Tel. +39 02 36581 412 | Fax. +39 02 36581 401 | Mail: discovernextgen (at) cimiciurri.it | PEC: amministrazione (at) pec.cimiciurri.it | Privacy