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La sostenibilità secondo i Gen Z

1 Giugno 2022

Quando si sente il termine sostenibilità è comune pensare all’ambiente. La sostenibilità ambientale si riferisce alla protezione e alla conservazione del nostro ecosistema. La nostra scelta di trasporto, la frequenza con cui usiamo l’energia, i prodotti che usiamo e il cibo che mangiamo sono tutti allineati con la sostenibilità ambientale.

In altri articoli vi abbiamo parlato del rapporto della Gen Z con la sostenibilità in diversi ambiti: alimentazione, fashion e cosmetica, oltre che dell’attivismo delle diverse generazioni verso la sostenibilità alimentare.

È ora il momento di tirare le somme: come si rapporta la Gen Z al tema della sostenibilità?

I Millennials e i Gen Z sono cresciuti con una consapevolezza senza precedenti dei problemi sociali e ambientali e stanno guidando la carica nella creazione di un ambiente migliore per la loro generazione e le generazioni future.

Oltre a Gen Z e Millennials, ogni categoria generazionale ritiene di avere degli approcci alla sostenibilità più che sufficienti: i Gen Z affermano che i più attenti al tema siano i più giovani, supportati anche dai Millennial, ma un Gen X su due risponde “gli adulti”. Quindi ognuno tende a difendere la propria generazione di appartenenza.

Ma qual è il riscontro reale? Quali comportamenti sostenibili adottano nel concreto i Gen Z? Quasi tutti affermano di fare molta attenzione alla raccolta differenziata. Diversa è, invece, la questione sugli acquisti plastic free: solo 1 giovane su 4, infatti, dichiara di limitare gli acquisti di prodotti in plastica. C’è da sottolineare che il potere d’acquisto dei ragazzi Gen Z è, per ovvi motivi, limitato rispetto a quello delle persone più adulte.

Un riscontro sui social

In ogni caso i giovani Millennials e Gen Z si dimostrano sempre più attivi nella lotta per affrontare il cambiamento climatico rispetto alle vecchie generazioni. Le generazioni più giovani stanno usando le loro voci attraverso le piattaforme digitali e i social media per promuovere la messaggistica di sostenibilità nei contenuti e nelle conversazioni e per raccogliere e donare a iniziative ambientali.

Da questo hanno tratto grande vantaggio i brand: praticamente ogni azienda ora proclama la sua devozione alla sostenibilità. Ma essere autentici non è così facile e quelli che commercializzano la sostenibilità senza sostenerla corrono il rischio significativo di alienare i consumatori con messaggi che si presentano come egoistici.

A loro favore i brand trovano anche il fatto che la comunicazione con gli utenti sia meno mediata rispetto al passato. Una volta le informazioni derivavano direttamente dai brand tramite spazi sui mezzi di comunicazione tradizionali (spot televisivi, annunci in radio, articoli sui giornali) ed erano quasi tutte puramente commerciali e di presentazione prodotto, con poca attenzione verso le battaglie politiche e sociali. Oggigiorno, invece, le informazioni derivano da svariati touchpoint e i brand comunicano in maniera più decisa con lo scopo di appassionare i consumatori e potenziali consumatori. Sfruttano lo storytelling per creare una comunicazione intrigante che non comunichi solamente i prodotti, ma sopratutto mission e valori o temi etici e morali.

Ed è così che un brand come McDonald’s diventa velocemente uno tra i paladini della sostenibilità. O, per lo meno, questa è l’opinione dei Gen Z. È vero, la grande catena di fast food da molti anni lotta per una comunicazione green e sostenibile e a livello europeo ha perfino modificato lo sfondo del suo logo: l’iconico rosso si trasforma in verde per sottolineare il suo impegno a favore della natura e dell’ambiente.

Come si informano i Gen Z?

Per informarsi sulle tematiche eco-friendly le fonti più utilizzate dai giovanissimi sono i canali social e digital. Più del 90% dei Gen Z predilige le notizie veicolate su Instagram, il 40% di essi ascolta coloro che divulgano informazioni su Tiktok e i siti web delle organizzazioni sono i più seguiti per quasi il 50% degli Zoomers. Nello specifico, su questi social i giovani preferiscono affidarsi alle competenze delle associazioni attive sul tema. Passa in secondo piano, invece, la voce di vip e influencer.

Il social network meno utilizzato in assoluto per scopi informativi sulla sostenibilità risulta essere LinkedIn, che non raggiunge nemmeno l’1%. Anche la televisione mantiene una centralità interessante e scompare – o quasi – il cartaceo.

Per concludere

Ormai i Gen Z captano informazioni da diversi canali e sono quotidianamente esposti a un overload informativo, per questo parlare di argomenti riguardanti la sostenibilità ed essere credibili risulta sempre più difficile.

Alcuni consigli per comunicare la sostenibilità ai Gen Z:

  • Costruire una community fidelizzata nel lungo periodo
  • Parlare di argomenti concreti citando fonti attendibili e riconosciute
  • Collaborare e stringere partnership con le organizzazioni del settore sostenibilità

 

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